Anno di fondazione: luglio 1989
Riconoscimento personalità giuridica D.M. 19.05.1998
Ministero Università Ricerca Scientifica e Tecnologica

Libri e Pubblicazioni

Vocabulàriu Gaddhurésu Italiano – Vocabolario Gallurese Italiano

 42,00

Autore: Brandanu Salvatore
Dati: Dizionario fraseologico; oltre 21000 lemmi; 594 pag., 15,5×24; volume rilegato con copertina telata
Editore: Icimar

Descrizione

L’opera è pubblicata col contributo dell’Amministrazione Comunale di San Teodoro

La lingua di un popolo cambia con il mutare dei modelli di vita e delle usanze, ma è certamente la parte più importante del vivere di ogni tempo.
Per questo anche lo studio della lingua gallurese racconta la storia della nostra comunità e del suo evolversi nel corso degli anni.
Pare dunque doveroso riconoscere ufficialmente questo lavoro come patrimonio culturale dell’intera popolazione teodorina e della gente gallurese, in generale, che ama e si sente legata alle proprie radici. Tanto più rilevante deve apparire agli occhi degli amministratori locali, poiché solo con un’attenta analisi del passato si può riuscire a capire il presente e a programmare azioni future.

Note introduttive

I lemmi sono elencati in ordine alfabetico con carattere grassetto e relativo accento tonico; a lato, in forma abbreviata e in carattere normale è riportata la relativa qualifica grammaticale: cani sm. (sostantivo maschile); casa sf. (sostantivo femminile); magnà v. (verbo); niéddhu agg. (aggettivo)….
Frasi, modi di dire, vocaboli in lingua gallurese sono scritti in corsivo virgolettato: ‘lu cani di Pétru’, il cane di Pietro; ‘vènnari andemu a càccia’, venerdì andiamo a caccia.

Si ricorda che la q in gallurese viene generalmente sostituita dalla c, ch, o g.: ‘cuadèrnu’, ‘galitài’, ‘carànta’, ‘chìddhu’ , quaderno, qualità, quaranta, quello, ecc., ma che numerosi autori la usano normalmente o l’hanno usata in passato. Ne ho perciò tenuto conto, riportando una selezione di questi lemmi con la q.

Per quanto attiene al problema ortografico della d cacuminale o retroflessa, dopo vari ripensamenti, ho deciso di seguire il suggerimento della Consulta del Gallurese (di cui faccio parte). Nel Vocabolario si troverà, dunque, scritto: caàddhu; raddhu; fiddhólu; paddha; séddha; muddhéri ecc. anziché: caaddu; raddu; fiddólu, padda; sédda; muddéri, forme ugualmente corrette, regolarmente usate dagli scrittori e poeti galluresi del passato e, in parte, ancora seguite.
Gli esempi tratti da autori classici o moderni (tra parentesi è riportato il nome dell’autore) sono stati registrati secondo la forma da essi adottata. Può capitare così di trovar scritto, nella stessa riga séddha e sédda, paddha e padda. Cognomi e toponimi sono stati registrati così come impone la tradizione, ossia senza la h.
Es. Màriu Niéddu , Montiniéddu, Lu Narachéddu; epperò, si troverà scritto: ‘lu cani niéddhu’, ‘lu narachéddhu’ (il piccolo nuraghe), Bachiséddhu.

I nessi medio palatale sorda e mediopalatale sonora vengono resi rispettivamente con chj, cchj: chjamà, occhj, aricchj, chiamare, occhi, orecchi e con ghj, gghj: ghiócu, ghjésgia, figghjulà; abbagghjà, gioco, chiesa, guardare, abbaiare.

Le citazioni ‘classiche’ tratte dal volume Canzoni Popolari, ossia Raccolta di Poesie Tempiesi, Giuseppe Dessì, Sassari 1859, sono precedute da un asterisco (*) e riportate così come registrate nell’edizione originale in mio possesso.
Nella compilazione del Vocabolario, oltre che all’apporto fondamentale di chi mi ha preceduto e dei buoni autori contemporanei (il lettore vi troverà un vasto corredo fraseologico tratto dagli scritti di alcuni dei più significativi rappresentanti della lingua e della cultura gallurese) ho fatto frequente ricorso al patrimonio linguistico-lessicale e culturale del mio paese, San Teodoro che, talvolta, assai meglio e assai più di altre realtà, ha saputo difendere con convinzione l’integrità linguistica da infiltrazioni estranee.
Nelle frasi riportate ho fatto largo uso di accenti tonici e grafici che dovrebbero, spero, facilitare la pronuncia corretta del nostro idioma anche ai non galluresi. Come tutti ben sanno, il gallurese è lingua ostica soprattutto ai ‘sardi’.

Finora non ho trovato, non dico per il Gallurese (dove c’è ancora molto da fare) ma neanche per quanto riguarda l’Italiano, un dizionario che si possa dire completo ed esaustivo in tutte le sue parti. Tutti, anche i migliori, hanno pecche e lacune più o meno evidenti.
Anche per questo ricordo di aver sempre caldamente raccomandato ai miei allievi di liceo di consultare sia per l’italiano sia per il latino più dizionari: solo così infatti è possibile acquisire una buona padronanza della lingua.

Sono consapevole delle molte carenze di quest’opera; nel Vocabolario non figurano molti lemmi e questo per dimenticanza – sempre in agguato in opere così complesse – ed anche, lo confesso, per ignoranza personale. Talvolta invece è stata una scelta precisa. Per chi compila un dizionario gallurese le difficoltà sono tante e i riferimenti cui rifarsi insufficienti e non sempre attendibili.
In qualche dizionario ho trovato sovente riportate, infatti, parole e locuzioni dubbie, che ritengo poco rappresentative del Gallurese, forse frutto di commistioni recenti o d’apporti d’ascendenza ‘gergale’. Nella Gallura d’Oviddè, dove l’idioma gallurese per motivi ‘resistenziali’ si è conservato, entro certi limiti, più integro, certe parole, certi modi di dire, non esistono. Ho creduto tuttavia opportuno, poiché la lingua la fanno i parlanti e il Gallurese è per fortuna lingua ancora viva, annotare anche neologismi e forestierismi ormai entrati comunemente nell’uso.
Per gli esempi e annotazioni riportati ho attinto alle mie conoscenze dirette del mondo contadino e della vita degli stazzi, integrandole con riferimenti anche di tipo fisico e geografico, e facendo largo uso di toponimi presenti in Gallura in generale e, nella Gallura d’Oviddè, in particolare.
Spesso, e comunque là dove ho ritenuto opportuno, ho poi arricchito le informazioni di tipo lessicale con cenni di natura storico-antropico-culturale (ed anche con qualche curioso aneddoto) che potranno aiutare a comprendere e definire il significato autentico delle parole, collocandole nella loro giusta dimensione socio-culturale e temporale.

L’Autore, San Teodoro, marzo 2004

 

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