Anno di fondazione: luglio 1989
Riconoscimento personalità giuridica D.M. 19.05.1998
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La Gallura, una Regione diversa in Sardegna. Cultura e civiltà del popolo gallurese

La Gallura una Regione diversa in Sardegna cultura e civiltà del popolo gallurese

€ 31,00 € 28,00

Autore: Brandanu Salvatore
Dati: 2001, 17×24
Editore: Icimar

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Descrizione prodotto

La Gallura una Regione diversa in Sardegna cultura e civiltà del popolo gallurese

Ricerca finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (D.M. 680 del 26 febbraio 1998)

A cura di Salvatore Brandanu

Saggi di:

Alfreda Papurello – Attilio Mastino – Giuseppe Meloni – Mauro G. Sanna
Giuseppe Doneddu – Eugenia Tognotti – Renzo De Martino – Tomaso Panu
François Pomponi – Dominique Orsoni – Franco Fresi – Piero Canu
Wally Paris – Maria Scanu – Paolo Brandanu – Silvia De Franceschi
Salvatore Brandanu

Sommario

5 – Presentazione, di Salvatore Brandanu
9 – Gallura: una terra singolare, di Alfreda Papurello
37 – La Gallura. L’età punica e romana: percorso storico archeologico, di Attilio Mastino
111 – La Gallura in epoca medioevale, di Mauro G. Sanna
119 – La Gallura in epoca medioevale, di Giuseppe Meloni
129 – La Gallura fra il XVI e il XIX secolo, di Giuseppe Meloni e Mauro G. Sanna
145 – Ambiente, Uomini Malattie nella Gallura Moderna e Contemporanea, di Eugenia Tognotti
155 – Il dialetto gallurese, affinità linguistiche, culturali ed etnografiche tra la Corsica e la Gallura,di Renzo De Martino
199 – La presenza della Chiesa in Gallura. Genesi della parrocchie galluresi, di Tomaso Panu
209 – Bonifacio e le Troisieme Ile, di François Pomponi
231 – “Les bandits corses en Gallura au XIX siècle”, di Dominique Orsoni
245 – La civiltà letteraria gallurese. Poesia colto e popolaregiante in Gallura, di Franco Fresi
257 – Usi, costumi e tradizioni galluresi, di Piero Canu e Franco Fresi
267 – Arte sacra in Gallura, di Wally Paris
275 – Il costume gallurese, di Salvatore Brandanu e Maria Scanu
287 – Lo Stazzo della Bassa Gallura, di Paolo Brindano
313 – San Teodoro di Oviddè: un territorio di confine, di Silvia De Franceschi
321 – Contributi per una Storia della Gallura e dei Galluresi. La Gallura d’Oviddè, di Salvatore Brandanu
393 – Toponomastica rurale nella Gallura d’Oviddè, di Salvatore Brandanu

Presentazione
In un contesto geografico, etnico e culturale estremamente complesso e frammentato qual è quello sardo la Gallura si presenta senza dubbio come l’area più unitaria e coesa e, ad un tempo, come quella più marcatamente “diversa” dal resto della Sardegna. A segnare questa diversità c’è anzitutto l’origine dei Galluresi, che è còrsa e non sarda, e la lingua, unica e unificante. Tutto ciò assume una significativa rilevanza, soprattutto in Sardegna, dove ogni villaggio ha un suo costume, ogni paese una sua lingua.
Infatti se dall’esterno, ai meno attenti e provveduti, l’isola può apparire complessivamente omogenea, in realtà è un universo frammentario tant’è che non è mai riuscita ad unificarsi né politicamente né culturalmente. Anche oggi, al di là delle apparenze e delle semplificazioni che tendono ad omologare realtà assai diverse e spesso contrastanti, ogni comune, ogni villaggio è un’entità a sé. L’espressione “popolo sardo”, “nazione sarda”, sovente usata ed abusata, risulta perciò quantomeno impropria, e sta ad indicare un auspicio, una legittima aspirazione o aspettativa piuttosto che una situazione reale.
Anche il problema di una lingua sarda “nazionale” che il governo regionale, col supporto di alcuni volonterosi intellettuali, cerca di creare in “vitro” e di imporre a tutti i sardi, inizialmente almeno a fini burocratici, denuncia il tentativo di risolvere in maniera politica ed arbitraria un problema che né la storia, né il tempo, né i bisogni reali delle popolazioni della Sardegna sono mai riusciti a risolvere.
A chi lamenta che la Sardegna non è nazione perché non ha avuto una lingua unica e unificante si potrebbe, a ragione, obiettare che la Sardegna non ha mai avuto e non ha tuttora una lingua unica perché non è mai stata nazione ma piuttosto un insieme di popoli diversi e spesso ostili l’uno all’altro, costretti a convivere loro malgrado dal mare che li chiudeva e dal padrone forestiero che li dominava.
Scordino, dunque, i politici e i loro zelanti collaboratori operazioni e interventi “demiurgici” che esulano dalle loro competenze, lascino parlare i sardi, se lo desiderano, come è sempre stato, ciascuno la propria lingua, e si adoperino, piuttosto, per risolvere gli altri gravosi problemi ripianando i forti ritardi di cui soffre questa nostra Isola.
I Galluresi, in Sardegna, sono un caso a sé. Essi sono un popolo, piccolo, ma sempre un popolo, e del popolo hanno tutti i requisiti: l’origine e i vincoli di sangue, la lingua, i comuni sentimenti, la civiltà, il territorio ben definito e connotato. Probabilmente la Gallura è oggi in Sardegna l’unica realtà geografica e antropica matura per aspirare non ad una generica provincia (che sarebbe, infine, ben poca cosa) ma ad una più larga e compiuta autonomia in un contesto federale italiano. Perché i Galluresi sono Italiani, la loro lingua appartiene al ceppo italico e non sardo.
Di tutto ciò i Galluresi sono consapevoli e guardano lontano. Altri sardi, se richiesti, diranno “sono olianese, fonnese, ozierese, bosano…”, l’uomo di Gallura dirà anzitutto, con orgoglio e naturalezza: “sono gallurese”, come altri direbbe “sono francese, spagnolo, greco…” e poi, semmai, specificherà meglio: gallurese di Tempio, di Calangianus, di San Teodoro, di Arzachena …
Naturalmente il popolo gallurese, come ogni popolo minoritario, oggi è a rischio; esso deve resistere e contrastare vari potenziali nemici. La sua sopravvivenza è continuamente messa a dura prova dalle insidie della globalizzazione che si infiltra non solo attraverso i mass-media e gli altri mezzi di pressione e omologazione, ma anche attraverso le vie larghe ed agevoli del turismo. Ci sono inoltre i tentativi più o meno velati, ma proprio per questo più subdoli e pericolosi, con cui la cultura “sarda” egemone, attraverso operazioni di politica economica e, talvolta, come si è visto, anche “linguistica”, tende a sopraffare e a inglobare la civiltà e la lingua del popolo gallurese.
La Gallura, si è detto, è in Sardegna una regione “diversa”, “altra”. Con questa affermazione non si vogliono, naturalmente, esprimere valutazioni di ordine morale e tantomeno attribuire a chicchessia titoli di merito o di demerito. Si tratta, esclusivamente, di prendere atto che in Sardegna, mosaico di genti e di paesaggi, ci sono popoli “sardi” e popoli di lingua, civiltà e cultura non “sarda”. Di questi ultimi il più importante per consistenza e omogeneità è il popolo gallurese.
Questo lavoro, che è parte di una ricerca più ampia finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, vuole chiarire e definire meglio la specificità della Gallura e dei Galluresi nel contesto sardo e ciò, sia ben chiaro, non per enfatizzare differenze e accentuare difficoltà di rapporti, ma a fini di studio della realtà etnico-culturale gallurese e dei problemi ancora aperti. Solo la conoscenza dei problemi porta, del resto, al superamento più agevole degli stessi.
Il lavoro nasce dalla partecipazione congiunta di noti studiosi e specialisti che, accogliendo l’invito dell’I.Ci.Mar – Istituto delle Civiltà del Mare, hanno, ciascuno nel campo delle rispettive competenze, indagato un determinato periodo storico o, comunque, un argomento specifico. Ad essi va il nostro cordiale ringraziamento per la collaborazione e l’impegno profusi.
La ricerca, per svariati motivi, non può tuttavia essere considerata esaustiva: la materia, infatti, è assai più vasta e complessa di quanto non sembri. Necessiteranno, dunque, ulteriori e, in qualche caso, più specifici e approfonditi studi archivistici e sul campo, che servano ad arricchire e a corroborare le conoscenze finora acquisite. La Gallura infatti, anche per la sua “anomalia” e la sua marginalità culturale e linguistica rispetto al resto dell’Isola, non ha beneficiato finora di studi frequenti ed organici come altre regioni o sub-regioni dell’Isola.
L’Istituto delle Civiltà del Mare si impegna già da ora per un’ulteriore fase di studi e di ricerca.
Salvatore Brandanu, San Teodoro, maggio 2001

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