Anno di fondazione: luglio 1989
Riconoscimento personalità giuridica D.M. 19.05.1998
Ministero Università Ricerca Scientifica e Tecnologica

POSEIDONIA: LA FOGLIA DEL MARE

Icimar

In questo periodo in cui le spiagge sono molto popolate, si sentono troppo spesso commenti dispregiativi riguardo la presenza in alcuni tratti di poseidonia. Ma molti non sanno che i vegetali marini vengono tutti chiamati “alghe”, anche se in realtà nel mare ci sono anche le piante. Non è immediato riuscire a distinguere le piante dalle alghe, perché le alghe hanno una forma allargata che ricorda quella delle foglie delle piante terrestri.

Sia le piante sia le alghe effettuano la fotosintesi.

La differenza tra queste due:

  • le piante marine hanno radici, fusto, foglie, fiori e frutti, come quelle terrestri. I fiori sono gli organi riproduttori e grazie a loro le piante si riproducono con un’impollinazione di tipo idrofila, in cui il polline viene trasportato dall’acqua. Nel mediterraneo ne esistono cinque specie: Posidonia oceanica, Zostera marina, Nanozostera noltii e Cymodocea nodosa;

  • le alghe invece non hanno radici, fusto, foglie, fiori o frutti. Assorbono le sostanze attraverso il loro “corpo” che è chiamato tallo. Nel mediterraneo esistono molte specie di alghe; le più conosciute sono l’Acetabularia acetabulum e Padina pavonica.

Il nome della Posidonia oceanica è un omaggio a Poseidone, Dio del mare, è una barriera soffolta e antierosione, si sviluppa sul fondale sabbioso ad una profondità variabile tra 1 m e 35 metri. Il suo ruolo è molto importante per la protezione dell’ecosistema marino, inoltre funge da “scudo” per i piccoli animali del mare.

Oggi purtroppo è in via di estinzione a causa del traffico marittimo e agli ancoraggi delle barche. La sua estinzione può provocare la riduzione della spiaggia.

In sintesi, sui resti di Posidonia Oceanica – così come anche tronchi, rami, canne, foglie ed alghe – il WWF raccomanda di lasciarli dove il mare deposita. Inoltre, testualmente sostiene <<la presenza di resti di Posidonia sulla spiaggia è indice di alta qualità ambientale, molto meglio di una “bandiera blu”: i comuni dovrebbero quindi andarne fieri e non far di tutto per rimuoverne ogni indizio!>> La degradazione delle foglie è alla base delle catene alimentari costiere, garantendo così una pesca abbondante e i cordoni che si piaggiano sono un formidabile strumento per smorzare la forza delle onde e consentire alla sabbia di depositarsi ed essere trattenuta. Tuttavia se proprio si ritiene indispensabile rimuovere depositi considerati eccessivi, ci si limita a spostarli con grande accortezza al margine della spiaggia, al piede della duna, dove con il tempo verranno coperti dalla sabbia e dalla vegetazione dando vita ad un nuovo cordone dunale; oppure possono essere ammucchiati dove non danno fastidio, ma alla fine dell’estate verranno restituiti alla riva.

Susanna Mascia

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di Angela Bacciu 05 luglio, 2017
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