Anno di fondazione: luglio 1989
Riconoscimento personalità giuridica D.M. 19.05.1998
Ministero Università Ricerca Scientifica e Tecnologica

Domenica 2 Ottobre, alle ore 18,00, vi aspettiamo in Biblioteca Gallura per la presentazione di “H&J”, La Zattera edizioni, romanzo di Paolo Montaldo

Biblioteca Gallura
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Domenica  2 Ottobre, alle ore 18,00, vi aspettiamo in Biblioteca Gallura per la presentazione di “H&J”, La Zattera edizioni, romanzo di Paolo Montaldo con protagonista un bambino autistico, Henry, e i suoi genitori, Paul ed Ann, in viaggio doloroso attraverso l’America.

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Dialogherà con l’Autore: il prof. Alberto Floris, esperto di problematiche autistiche infantili, e il dott. Fabio Marcello, giornalista della sezione cultura de L’Unione Sarda.

L’autore
Paolo Montaldo
Sono nato a Cagliari il 30 settembre del 1974. Ho sempre amato leggere. E scrivere. Solo che fino ad un giorno del 2011 non avevo mai pensato che le mie opere potessero, non solo essere valide da un punto di vista… grammaticale diciamo, ma nemmeno ovviamente essere destinate alla vendita. Fino ad un giorno del 2011 dunque.
Perché in quel preciso giorno, mentre stavo facendo pulizia nei miei cassetti, ritrovai alcuni miei vecchi “lavoretti”. Il primo istinto fu quello di buttarli nella pattumiera, poi però, pensando “persi per persi”, decisi di fare una specie di… gioco ecco. Li riunii e li mandai ai primi cinque editori che, del tutto casualmente, trovai in rete.
Ebbene, tre di quei cinque editori mi risposero e da lì iniziò questa splendida avventura che spero vada sempre più avanti.

Il libro

Questo romanzo ci parla di autismo infantile. I manuali di psicopatologia e le storie di tutti i giorni ci raccontano che i bambini autistici mostrano un’apparente carenza di interesse e di reciprocità relazionale, una tendenza all’isolamento e alla chiusura sociale, accompagnata da una manifesta indifferenza emotiva, ma spesso anche da ipereccitabilità agli stimoli.
Uno dei segni più evidenti del disagio relazionale dei bambini affetti da autismo è dato dalla difficoltà a instaurare un contatto visivo diretto.
È un vivere con speciali limitazioni e con grandi difficoltà nella comunicazione, nella relazione con gli altri e con gli oggetti, evidenziando un notevole impaccio nell’adeguare i propri comportamenti alle attese della famiglia e del sociale.
Detto questo, tuttavia, occorre affermare con forza che ogni bambino affetto da autismo esprime questo disagio in modo del tutto personale e con gradazioni differenti dagli altri bambini, mantenendo comunque una sua spiccata e riconoscibile unicità.
Questa storia racconta la parabola esistenziale di Henry e dei suoi genitori, Paul ed Ann in un’America dai contorni sfumati, quasi decontestualizzati.

La prima sensazione che si prova nel leggere il romanzo di Paolo Montaldo, ed è una sensazione fortissima che non ci lascia fino alla fine, è di una lentezza ossessiva delle scene e degli accadimenti, che conduce alla conseguente considerazione che difficilmente si possa scrivere di autismo, senza restarne in qualche misura imprigionati.
Sebbene sia scritta in terza persona, la storia poggia fondamentalmente sulla figura del padre, un piccolo uomo comune alle prese con un problema ed un gravame eccessivo per le sue fragili risorse personali e materiali.
Nello stile narrativo dell’autore colpisce in modo particolare l’abbondanza dei rituali compulsivi nella sfera del pensiero, quel suo continuo rimuginare, in cui ogni concetto viene pensato, ribadito, ampliato ed enfatizzato, prima di essere sedimentato in un crescendo ossessivo di auto convincimento. Ogni riflessione, ogni decisione del personaggio conduttore della storia è preceduta e accompagnata da un ruminare di dubbi.

Per buona parte della narrazione si respira una dimensione on the road, dove manca però il gusto della trasgressione dei personaggi di Kerouac, ma anche il fascino della scoperta di sé, che troviamo nel libro di Ervas, un altro bel romanzo sull’autismo e sul rapporto padre-figlio.
Nella storia di Montaldo, invece, il viaggio in auto è descritto come un lungo, estenuante, interminabile calvario, perfetta metafora della dimensione esistenziale in cui è imprigionata questa famiglia. Il loro viaggio attraverso l’America, raccontata minuziosamente di città in città, è anche un viaggio attraverso se stessi, un viaggio triste e solitario, un viaggio in cui sono del tutto assenti i luoghi, ad eccezione degli alberghi, ed anche gli abitanti di quegli stessi luoghi sono del tutto inesistenti. Anche questa, a mio giudizio, è una perfetta metafora autistica dell’incomunicabilità in cui è avviluppata l’intera famiglia.

Accanto alle parti descrittive, debordano dalle pagine del romanzo riflessioni e disperati appelli esistenziali, frustrazioni e rimuginazioni, talvolta disperate, di un padre che ha accettato senza esitazioni il disturbo autistico del figlio, ma che non smette di interrogarsi su quella parola tabù: normalità. Quella normalità che al suo bambino ed all’intera famiglia è negata.
La storia è, quindi, un lungo, interminabile, doloroso viaggio. Il viaggio di essere padre e il viaggio dentro al mondo inesplorato dell’autismo.

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di Angela Bacciu 21 settembre, 2016
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