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di Salvatore
Brandanu Dizionario fraseologico; oltre 21000
lemmi; 594 pagg. 15,5x24; volume rilegato con copertina telata prezzo di
copertina € 42,00 (10% di sconto per ordini via internet) La lingua di un popolo cambia con il mutare dei modelli di
vita e delle usanze, ma è certamente la parte più importante del vivere
di ogni tempo. Per questo anche lo
studio della lingua gallurese racconta la storia della nostra comunità
e del suo evolversi nel corso degli anni. Pare dunque doveroso
riconoscere ufficialmente questo lavoro come patrimonio culturale dell’intera
popolazione teodorina e della gente gallurese, in generale, che ama
e si sente legata alle proprie radici. Tanto più rilevante deve apparire
agli occhi degli amministratori locali, poiché solo con un’attenta analisi
del passato si può riuscire a capire il presente e a programmare azioni
future. Alberto Melinu Assessore
alla Cultura del Comune di San Teodoro
L’opera è pubblicata
col contributo dell’Amministrazione Comunale di San Teodoro © Copyright 2004 by Icimar San Teodoro Tutti i diritti, inclusi quelli di traduzione, sono riervati, nessuna parte di questa
pubblicazione può essere riprodotta in qualsiasi forma, elettronica
o meccanica, comprese fotocopie, senza il permesso
dell’Autore. Note introduttive I lemmi sono elencati in ordine alfabetico
con carattere grassetto e relativo accento tonico; a lato, in
forma abbreviata e in carattere normale
è riportata la relativa qualifica grammaticale: cani sm. (sostantivo maschile); casa
sf. (sostantivo femminile); magnà v. (verbo); niéddhu agg.
(aggettivo).... Frasi,
modi di dire, vocaboli in lingua gallurese sono scritti in corsivo virgolettato:
‘lu cani di Pétru’, il cane di Pietro; ‘vènnari
andemu a càccia’, venerdì andiamo a caccia. Si
ricorda che la q in gallurese viene
generalmente sostituita dalla c, ch, o g.: ‘cuadèrnu’,
‘galitài’, ‘carànta’, ‘chìddhu’ , quaderno, qualità, quaranta, quello,
ecc., ma che numerosi autori la usano normalmente o l’hanno
usata in passato. Ne ho perciò tenuto conto, riportando una selezione
di questi lemmi con la q. Per
quanto attiene al problema
ortografico della d cacuminale o retroflessa, dopo vari ripensamenti,
ho deciso di seguire il suggerimento della Consulta del
Gallurese (di cui faccio parte). Nel Vocabolario si
troverà, dunque, scritto: caàddhu; raddhu; fiddhólu; paddha; séddha;
muddhéri ecc. anziché: caaddu; raddu; fiddólu, padda; sédda;
muddéri, forme ugualmente corrette, regolarmente usate dagli scrittori
e poeti galluresi del passato e, in parte, ancora seguite. Gli
esempi tratti da autori classici o moderni
(tra parentesi è riportato il nome dell’autore) sono stati registrati
secondo la forma da essi adottata. Può capitare così di trovar scritto,
nella stessa riga séddha e sédda, paddha e padda.
Cognomi e toponimi sono stati registrati così come impone la tradizione,
ossia senza la h. Es.
Màriu Niéddu , Montiniéddu, Lu Narachéddu;
epperò, si troverà scritto: ‘lu cani niéddhu’, ‘lu narachéddhu’
(il piccolo nuraghe), Bachiséddhu. I nessi medio palatale sorda e mediopalatale sonora vengono
resi rispettivamente con
chj, cchj: chjamà,
occhj, aricchj, chiamare, occhi, orecchi e con ghj, gghj: ghiócu, ghjésgia, figghjulà; abbagghjà, gioco, chiesa,
guardare, abbaiare. Le
citazioni ‘classiche’ tratte dal volume Canzoni Popolari, ossia Raccolta di Poesie Tempiesi,
Giuseppe Dessì, Sassari
1859, sono precedute da un asterisco (*) e riportate così come registrate
nell’edizione originale in
mio possesso. Nella
compilazione del Vocabolario, oltre che all’apporto fondamentale di
chi mi ha preceduto e dei
buoni autori contemporanei (il lettore vi
troverà un vasto corredo fraseologico tratto dagli scritti di
alcuni dei più significativi rappresentanti della lingua e della cultura gallurese)
ho fatto frequente ricorso al
patrimonio linguistico-lessicale e culturale del mio paese, San
Teodoro che, talvolta, assai meglio e assai più di altre realtà, ha
saputo difendere con convinzione l’integrità linguistica da infiltrazioni
estranee. Nelle
frasi riportate ho fatto largo uso di accenti
tonici e grafici che dovrebbero, spero, facilitare la pronuncia corretta
del nostro idioma anche ai non galluresi. Come tutti ben sanno,
il gallurese è lingua ostica soprattutto ai ‘sardi’. Finora
non ho trovato, non dico per il Gallurese (dove c’è ancora molto da
fare) ma neanche per quanto riguarda l’Italiano, un dizionario che si
possa dire completo ed esaustivo in tutte le sue parti. Tutti, anche
i migliori, hanno pecche e lacune più o meno evidenti. Anche
per questo ricordo di aver sempre caldamente raccomandato ai miei allievi di liceo
di consultare sia per l’italiano sia per il latino
più dizionari: solo così infatti è possibile acquisire una buona
padronanza della lingua. Sono
consapevole delle molte
carenze di quest’opera; nel Vocabolario non figurano molti
lemmi e questo per dimenticanza - sempre in agguato in opere così complesse
- ed anche, lo confesso, per ignoranza personale. Talvolta invece è
stata una scelta precisa. Per chi compila un dizionario
gallurese le difficoltà sono tante e i riferimenti cui rifarsi insufficienti
e non sempre attendibili. In
qualche dizionario ho trovato sovente riportate, infatti, parole e locuzioni
dubbie, che ritengo poco rappresentative del Gallurese, forse frutto di
commistioni recenti o d’apporti
d’ascendenza ‘gergale’. Nella Gallura d’Oviddè, dove l’idioma
gallurese per motivi ‘resistenziali’ si
è conservato, entro certi limiti,
più integro, certe parole, certi modi
di dire, non esistono. Ho creduto tuttavia opportuno, poiché la lingua
la fanno i parlanti e il Gallurese è per fortuna lingua ancora viva,
annotare anche neologismi e forestierismi ormai entrati comunemente
nell’uso. Per
gli esempi e annotazioni
riportati ho attinto
alle mie conoscenze dirette del mondo contadino e della vita
degli stazzi, integrandole con riferimenti anche di tipo fisico e geografico,
e facendo largo uso di toponimi presenti in Gallura in generale e, nella
Gallura d’Oviddè, in particolare. Spesso,
e comunque là dove ho ritenuto opportuno, ho
poi arricchito le informazioni di tipo lessicale con cenni di natura
storico-antropico-culturale (ed anche con qualche curioso aneddoto)
che potranno aiutare a comprendere e definire il significato autentico
delle parole, collocandole nella loro giusta dimensione socio-culturale
e temporale. L’Autore San Teodoro, marzo 2004 |
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