|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
118
pagg. 14x21– prezzo di copertina € 10,00 (10% di sconto per ordini via
internet)
INDICE Atti del Convegno Pag. 7 - Salvatore Brandanu,
Introduzione pag. 10 - Marziano Guglielminetti, La lingua italiana
nel processo di unità nazionale pag. 15 - Giulio Paulis, Lingue subregionale in Sardegna pag. 22 - Giovanni Pirodda, Alle origini della
letteratura gallurese pag. 29 - Renzo De Martino, Galluresi e
Còrsi nella lingua e nella cultura pag. 40 - Aldo Maria Morace,
Carlo Varese e il romanzo storico in Sardegna pag. 65 - Dominique Antona, La letteratura còrsa nella sua relazione con la letteratura sarda contemporanea e in particolare con quella gallurese pag. 74 - Manlio Brigaglia, Il futuro del Gallurese pag. 81 - Tomaso Panu, e la tutela e valorizzazione del gallurese pag. 90 - Salvatore Brandanu, Gallurese
e Galluresi: una lingua un popolo Conferenze
e dibattiti Pag. 99 - Salvatore Brandanu, Presentazione Pag. 101 - Salvatore Brandanu, Cenni storici sulle
origini di San Teodoro e delle sue borgate pag. 106 - Piero Canu, Elementi di tradizioni popolari
Galluresi pag. 110 - Franco Fresi, Tradizioni della Gallura Il gallurese una
lingua diversa in Sardegna Il
convegno del 19-20 giugno 2004, promosso dall’I.Ci.Mar
in collaborazione con l’Amministrazione comunale di San Teodoro e Il
gallurese, usato in Sardegna da una minoranza
linguistica di poco più di centomila parlanti, si sente, in qualche
maniera, una lingua “assediata”, oggetto di discriminazioni, di pressioni,
di spericolate manovre politico-culturali che tendono a fagocitarlo
inglobandolo in quell’amorfo calderone della
“lingua sarda unificata” (di cui pochi sardi, peraltro, sentono il bisogno)
con cui taluni politici pensano di poter costruire e cementare
quella nazione sarda dalla quale, in prospettiva, dovrebbe nascere lo
stato sardo indipendente. Queste discriminazioni comportano anche danni
economici per i galluresi che si vedono privati, nelle iniziative culturali,
di quei contributi regionali previsti e generosamente elargiti per la
cultura sarda, ma non gallurese. È successo infatti che, alcuni esponenti politici,
alla ricerca di facili e improbabili giustificazioni, col supporto di
un agguerrito manipolo di intellettuali, abbiano ravvisato nella debolezza
e discontinuità della lingua dei sardi la causa prima di tutti i mali
della Sardegna, ivi compreso il mancato sviluppo economico. Da
qui il tentativo, maldestro ma pervicace, di risolvere per via politica
il problema di una lingua unica e unificante, vista e sognata come
soluzione di tutti i problemi dell’isola. Questo disegno astorico
e fuori tempo, che si regge sui miti
fallaci di un passato glorioso e felice che Quando
c’è aria di pericolo la gente si stringe, si
compatta: è quanto sta avvenendo in Gallura dove i problemi della lingua
e della cultura mobilitano la gente, divengono problemi d’identità,
patrimonio prezioso e irrinunciabile del popolo che oggi più di prima
vuol conoscere la sua storia e il suo passato per meglio capire sé stesso
e gli altri; perché i galluresi desiderano continuare a confrontarsi pacificamente
e proficuamente con tutti i sardi, senza preclusioni o discriminazioni.
In altri tempi molti dei problemi che ora emergono in maniera
forte e incalzante sarebbero probabilmente apparsi trascurabili, degni
solo di oziose discussioni accademiche; ma
da quando i galluresi hanno avvertito i rischi
tutt’altro che virtuali che, dall’oggi al domani, la loro
lingua possa essere cancellata, azzerata dal sardo egemone, l’allarme
è forte e quest’allarme ha prodotto in tutta
I
galluresi, come tutti ormai dovrebbero aver
capito, sono dei sardi un po’ speciali, forse anche molto speciali,
diversi, per lingua, origini, costumi dagli altri ‘coinquilini’ dell’isola
di Sardegna. Con tenacia e volontà hanno abdicato
a un passato travagliato e oscuro di lotte e di violenze trasformandosi
in una popolazione operosa, mite, matura e tollerante, aperta alle novità,
pronta al dialogo e alla comprensione delle ragioni altrui; ma guai
a crederli arrendevoli e disposti a transigere su problemi essenziali
quali l’identità e la loro cultura; guai a pensare, ottusamente, che
essi, in nome della tolleranza e del quieto vivere, possano sacrificare
la loro civiltà e la loro lingua, la lingua che è segno concreto e inconfutabile
dell’identità del popolo. Il
convegno aveva lo scopo esplicito di dare risposte e indicazioni, per
quanto possibile, esaustive, ai tanti interrogativi e dubbi - mai sufficientemente
analizzati e chiariti - sulle origini, la natura e la portata storica
e culturale della lingua del popolo gallurese;
ad alcune di queste domande i relatori hanno fornito contributi utili
e convincenti, per altre, probabilmente occorreranno ulteriori
approfondimenti. Il
problema, ad esempio, della nascita del gallurese
(che non è solo problema di datazione) si presenta ancora oggi come
caso ostico e tutt’altro che chiarito e risolto:
da un lato l’insufficienza del materiale documentale
disponibile, dall’altro, il tipo di approccio ‘ideologico’ con cui l’argomento
è stato affrontato nel passato e fino a qualche anno addietro, hanno
spesso portato a conclusioni affrettate e non sempre condivisibili.
Ora, gli studi più recenti, come è emerso anche nel corso del convegno (si veda al riguardo
la bella e ponderata relazione
di Giovanni Pirodda) sembrano voler accogliere
la tesi, per noi scontata, di una maggiore antichità della lingua gallurese. È dello stesso avviso Giulio Paulis
che, citando gli storici Argiolas e Mattone,
ricorda come i còrsi fossero
ben presenti in Gallura intorno alla metà del Cinquecento, mentre tratti
comuni al sassarese e al gallurese sarebbero
rilevabili in un Canzoniere ispano-sardo della seconda metà del
Seicento. Lo studioso segnala inoltre di aver riscontrato ‘materiali
toponimici galluresi’ nel Liber Fondachi della curatoria
di Galtellì
che un tempo faceva parte del giudicato di Gallura. Il gallurese è dunque certamente
lingua antica, ma dire quanto sia antica non
è impresa da poco; certamente, la nostra Isola - e nella nostra Isola
Le
giornate di studio dedicate al gallurese,
lingua o, se a qualcuno piace di più, dialetto italiano, non poteva
prescindere da una cornice più vasta che comprendesse,
per l’appunto, da un lato i contributi fondamentali e indispensabili
degli italianisti, dall’altro quelli, per i galluresi
importantissimi e ‘parentali’, degli studiosi còrsi,
per l’occasione rappresentati da Dominique
Antona che si è soffermata sulla letteratura còrsa,
vista soprattutto nelle sue relazioni con la letteratura sarda contemporanea
e, in particolare, con quella gallurese. Marziano
Guglielminetti ha illustrato il tema importante
e coinvolgente della lingua italiana nel processo di
unità nazionale, ruolo difficile e contrastato, da un lato, da
un analfabetismo diffuso, dall’altro, dalle parlate regionali poco disposte
a cedere il passo; tutto questo senza contare che la percentuale di
italofoni nel 1861, all’alba dell’unità d’Italia, non superava
il 2,5%. Aldo M. Morace si è soffermato sulla
figura di Carlo Varese e il romanzo storico in Sardegna. L’autore di
estrazione scottiana, oggi poco noto,
amava ambientare i suoi romanzi in Sardegna senza mai essere stato in
quest’Isola. Contributi importanti sono venuti da Renzo
De Martino (Galluresi e Còrsi
nella lingua e nella cultura), da Manlio Brigaglia
che, con la ben nota capacità e arguzia ha analizzato il futuro del
gallurese, da Tomaso Panu (ruolo
della Consulta Gallura nella tutela e valorizzazione
del Gallurese), mentre, chi scrive, ha trattato
il tema “Gallurese e Galluresi,
una lingua, un popolo”.
Salvatore
Brandanu |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||